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Una rete per la sicurezza alimentare

Può uno dei più antichi cereali indiani giocare un ruolo decisivo nel futuro del Paese? Il miglio è stato una delle prime varietà conosciute e coltivate in India; utilizzato per preparare il tradizionale porridge, macinato e ridotto in farina per la preparazione di focacce e lasciato fermentare per ottenere la birra, il miglio è stato per centinaia di anni un elemento fondamentale nella dieta della popolazione rurale del posto. 
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Durante la Rivoluzione Verde degli anni ’60, l’agricoltura indiana fu influenzata da nuove tecnologie, innovazioni chimiche e sementi ad alto rendimento che imposero monoculture caratterizzate da un grande consumo di acqua. Di conseguenza molte delle varietà tradizionali locali che si erano inserite e adattate perfettamente al clima, al territorio e alla cultura indiana andarono perdute. La coltivazione e il consumo del miglio furono gradualmente abbandonati, mentre il governo supportava le colture di riso e di grano.
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Un movimento nato dal basso
Slow Food e la Indigenous Partnership for Agrobiodiversity and Food Sovereignty hanno riconosciuto la necessità di reintrodurre questo cereale, costituendo la Millet Network, una rete di produttori indigeni che vuole facilitare lo scambio di conoscenze sui metodi di coltivazione e trasformazione. La rete nasce dal basso per iniziativa di alcuni rappresentanti di una comunità indigena indiana che durante l'ultimo incontro di Terra Madre nel 2011 hanno portato all'attenzione dell'assemblea la grande importanza di questa coltivazione per le popolazioni locali dati gli altissimi valori nutrizionali. Una volta a casa, il passa parola con le altre comunità è stato rapidissimo e la rete ha preso vita.

Al Salone del Gusto e Terra Madre, nello spazio dedicato ad Asia e Oceania una rappresentazione visiva illustrerà il progetto Millet Network. Inoltre, nello stesso spazio potrete ammirare una grande esposizione che illustra la biodiversità del continente con centinaia varietà di riso, spezie, tuberi e miglio.

Simone Gie
s.gie@slowfood.it

Questo è un breve estratto di un bell'articolo che verrà pubblicato nel prossimo Almanacco Slow Food 2012

 

 

 

 

 

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